La Resa Dei Conti (Mariachi) - Ennio Morricone - La Resa Dei Conti (CD, Album)

Il suono ruspante di Down in the Groove appare dunque vincente sin da subito. Come se il leone Dylan fosse tornato a ruggire e i suoi araldi lo annunciassero a gran voce. Bel colpo, Joker. Ai suoni sfarzosi della sua e non solo sua produzione del decennio che sta uscendo di scena si contrappone una strumentazione spartana che si concede pochissimi momenti di divertimento. Filastrocche, favole e qualche indovinello.

E invece pezzi come UnbelievableGod Knows Dylan da solo con la sua chitarra e le sue adenoidi. Una sfida, molto probabilmente. Una cartina al tornasole per accertarsi se quei brividi Album) vedeva percorrere arene e stadi durante il Never Ending Tour iniziato nel erano rivolti a lui o al numero infinito di ospiti che lo accompagnavano sul palco.

Un album senza tempo. Che avrebbe potuto uscire venti, cinquanta, cento anni fa. Sorprendendo tutti. E ogni tanto Dylan gli canta una ninna nanna, per evitare che si svegli. Il disco esce tre giorni dopo il famoso doppio inchino uno voluto, uno fortuito pubblico davanti a Papa Giovanni Paolo II.

Come se quel cuore avesse bisogno di carezze e di un viaggio senza scossoni. Come se, davanti ai gradini, potesse inciampare. E come se Dylan cercasse di proteggerlo. Sventoliamo i nostri fazzoletti, che passa il treno del Capitano Dylan con uno dei suoi carichi di frutta di stagione.

Quante migliaia di strofe? Quanti milioni di parole? Quante volte ha circumnavigato il mondo? Quante facce ha visto passare? Quante storie ha raccontato ad ognuna di loro? O che deve ancora aggiungersi? Brecht e avanspettacolo. Drappi e scatole di cartone. Come Charley Patton. Vagoni su vagoni su vagoni.

Il Capitano Dylan saluta la Album). Su una locomotiva che sbuffa. Proprio lo stesso giorno in cui le Twin Towers sbuffano di morte. Sessantacinque anni. Di cui cinquanta passati con Album) chitarra a tracolla. Ancora una volta una questione di stagioni e di tempo, due varianti con cui Dylan ha sempre avuto qualcosa a che spartire, fossero i giorni passati, quelli remoti dei racconti biblici o quelli a venire.

La voce ruvida e soffice allo stesso tempo, leggermente avvolta nella ruggine. La sorte di Christmas in the Heart dipende da quanto siete disposti a perdonare a Dylan medesimo. Dylan il colosso affida dunque a voi, a noi piccoli Davide il destino di un suo disco. Il miglior o il peggiore modo di ammazzare se stesso. Sarete dunque voi a decidere se perdonare un suicida o meno. Riuscite a perdonarlo, dunque?

Anche se si tratta di un poetico viaggio-naufragio nella storia del Titanic. Riuscendo a penetrare oltre che dentro gli abissi, anche dentro la nostra carne. Tempest non fa eccezione. Tanto John Lee Hooker. Quella pioggia di lustrini che si rinnova ad ogni Natale quando le stelle di Sinatra e di Bing Crosby si accendono ancora nelle case di mezzo pianeta. Quel languore da mano-nella-mano e teste appoggiate sulle spalle altrui. Continuo a non averne pure ora che Bob Dylan decide di rendere omaggio a quel mondo sospeso nel tempo, pur senza abbondare con le luci e le orchestre.

Un omaggio rispettoso e sentito, non una presa in giro, non una parodia, non una buffonata. Mentre macchinisti e operai trafficano con le funi, smontando la scenografia. Un riconoscimento che arriva molto in ritardo e arriva nel momento meno adatto, proprio quando il suo repertorio si impoverisce di pezzi propri per dedicarsi alla disanima della tradizione della canzone di pubblico dominio.

Non il primo. Forse, inevitabilmente, uno degli ultimi. Triplicate rincara la dose dei due dischi precedenti, anzi la triplica. Come se non avesse fatto o voluto altro nella sua carriera. Trenta canzoni, stavolta. Da amare o odiare, senza mezze misure. Credo sia un lusso che gli possa essere concesso, dopotutto. Ci fa accomodare su qualche poltrona sfondata e inizia a parlarci di vecchie storie, di cronaca antica, di posti sperduti, di musicisti bruciati e dimenticati, proprio come ogni vecchio che si rispetti.

Non io, almeno. E Dylan lo avverte. Portandoci fino ai sette minuti di Crossing the Rubicon e poi lungo i dieci minuti di Key West Philosopher Pirate e infine in quel naufragio doloroso di Murder Most Foul che Dylan ha steso come un sudario cinereo nei giorni bui della pandemia senza annoiarci se non per qualche legittimo minuto, in un racconto che di minuti ne impiega ben centodieci.

Tambourine Man che diede via a tutto il fenomeno. Chitarre tintinnanti e voci intrecciate. Il miracolo, seppure in provetta, riesce. E i Byrds spiccano il volo. E il mondo con loro. Puoi ascoltarlo mille volte e restarne sempre incantato, come quando guardi dritto negli occhi la persona che ami. E qui puoi incontrarci quelli di Dylan, di Lennon, degli Everly Brothers. In barba al tono serafico e quasi ecumenico trasmesso dal disco, Turn!

Il disco sembra non risentirne, anche se una maggiore presenza di brani originali non gli avrebbe di certo nuociuto. Una dimensione che supera quella onirica del sogno e viaggia su orbite deformate dalle droghe. Infine, anche di Gene Clark. Dopo il bagno spirituale di Turn! Forse non era neppure necessario lasciare a terra Dylan. O forse, forse non era abbastanza. Non so dove stia il paradiso.

E non potrebbe essere da nessun altro posto. Fortuna per voi e per i Beatles che non sia successo. Altre fonti dicono invece che il buon Crosby non gli abbia mai dato peso. Un microcosmo di anfetamine e palloncini colorati ammazzato da una copertina terribile.

E se ne innamorano. Accanto alle mandrie bovine corre un abilissimo cowboy. Cappello a falde larghe e camperos, tira il laccio e ad ogni lancio centra un toro. Vicino a lui quelle che sul disco precedente erano solo percezioni, diventano su Sweetheart of the Rodeo un fatto concreto. Non riusciranno a catturarlo. Ma i Byrds ci offrono un grande spettacolo popolare, con tanto di pedal steel, mandolini, banjo e fischietti. I puristi non ci cascano. Sanno che in qualche modo si tratta di una farsa.

Al Grand Ole Opry, nel cuore di Nashville, hanno salva la La Resa Dei Conti (Mariachi) - Ennio Morricone - La Resa Dei Conti (CD per un soffio. I Byrds si rialzano in volo mentre i fucili dei rednecks di mezza America li tengono sotto tiro.

Scampando miracolosamente ai proiettili. Gli inglesi snobberanno il disco, senza alcun rimorso o senso di colpa. A monetizzare le intuizioni di quel disco ci penseranno altri uccelli, qualche anno dopo.

Altri rapaci partiti dai medesimi nidi dei Byrds e capace di volare ben oltre la gittata di quei proiettili che avevano preso i Byrds di striscio disperdendone il volo.

Il resto sono spine e chiodi. Come se Battiato ci costringesse al nostro calvario. Dopo aver fatto tabula rosa di orchestranti, musicisti e finanche della musica stessa, per Battiato arriva il momento di cavalcare lo stallone ammaestrato della musica di consumo. Contratto inaugurato con Album) primo disco pop del musicista siciliano.

Avvicinarsi al genere umano pur disprezzandolo, sacrificare la vita ascetica per farsi carne pop. Dopo le scelte estreme degli anni Settanta, per il nuovo decennio Battiato cambia, addirittura inverte, la sua strategia artistica. O una zona della penisola ellenica. Perfetto per sintesi e sintassi. Anche quando ci parla di cose lontane nello spazio e nel tempo, ce le porge con disinvoltura elegante ma allo stesso tempo carica di attenzione, invitandoci a fare altrettanto.

Dignitosamente, ma si incaglia. Ecco dunque delle autentiche mareggiate di sintetizzatori e tastiere elettroniche e degli eccessi operistici che rischiano in entrambi i casi di far sbandare la nave, sovraccaricando le paratie del buongusto ClamoriLa torreNew Frontiers.

Non un accostamento di elementi ma un contenitore mistico dove ogni particella vive e vibra in armonia con le altre, unendo culture e dimensioni diverse. Gli studi Real World sono sinonimo di meticciato. Battiato apre la sua coda di pavone. E ognuno gli tira via una piuma, credendo sia stata dischiusa per lui o per lei soltanto.

Contro le mura del tempo. Inciampando, prendendo alcune storte alle caviglie e franandoci addosso, fra i gioielli di famiglia. Un disco vanaglorioso e francamente inutile.

Morricone Titres de l'album. Artistes similaires. Hans Zimmer 1 fans. Serge Gainsbourg fans. Francis Lai 5 fans. John Barry fans. Vladimir Cosma 34 fans. John Williams fans. Berliner Philharmoniker fans. Joe Dassin fans. Gavin Greenaway 52 fans. Eddy Mitchell fans.

Czech National Symphony Orchestra, Prague 1 fans. Lisa Gerrard fans. London Symphony Orchestra fans. Musique De Film 16 fans.


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